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2020.6 Il paese degli orologi

Pesariis è una frazione del comune di Prato Carnico (UD) posta a 750 metri sul livello del mare. La popolazione conta 178 abitanti, in 99 famiglie.
L’economia del luogo è incentrata sulla produzione di orologi; il paese, nonostante le piccole dimensioni, è uno dei centri italiani di maggiore importanza per la produzione di orologeria e ospita un importante Museo dell’Orologio.

La produzione degli orologi a Pesariis è documentata fin dagli inizi del XVIII secolo. Nel 1725 venne fondata la Fabbrica Solari, un insediamento protoindustriale a nord del paese; nonostante il nome “fabbrica”, la produzione era ancora completamente artigianale. Durante il ventennio fascista la ditta Solari fornì alle neonate Ferrovie dello Stato gli orologi speciali a carta paraffinata e puntine scriventi che regolavano il traffico dei treni sulla rete.

Nel 1939 la ditta si separò in due unità: la Fratelli Solari, a Pesariis, e la Solari di Udine.
Con la ricostruzione, Pesariis ottenne l’appalto per la produzione degli orologi a palette per le stazioni delle Ferrovie dello Stato: l’80% degli orologi in servizio sulla rete ferroviaria italiana proveniva dal piccolo paese.

Il rinnovamento dell’azienda fu marcato soprattutto nel ramo di Udine, che nel 1964 vinse un Compasso d’Oro con l’orologio elettromeccanico Cifra 5 e nel 1962 con i cartelli teleindicatori alfanumerici per aeroporti, entrambi di Gino Valle: l’azienda fu comprata dalla Pirelli ed in seguito ceduta al gruppo Fornara di Guido Accornero; in seguito si rese indipendente e lo stabilimento di Pesariis venne acquistato e riunito nuovamente al gruppo.

Dal 2000 l’amministrazione della frazione ha avviato un progetto denominato “Il paese degli orologi”, che ha previsto la costruzione di 24 orologi monumentali nel centro cittadino che rappresentino l’evoluzione dell’industria locale.

Fonte Wikipedia.
2019 – Attrezzatura Nikon D7200,Sigma 10-20mm f/3.5 EX DC HSM e Nikon 18-140 VR APS-C.

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2020.6 Il paese dei murales

Cibiana di Cadore è un comune italiano di 377 abitanti della provincia di Belluno in Veneto. Esso è denominato “Paese dei Murales” da intendersi come affreschi di grandi dimensioni dipinti sulle pareti delle case.

L’insieme costituisce un museo all’aperto che periodicamente viene arricchito con nuovi soggetti, alla cui realizzazione hanno contribuito artisti italiani e stranieri giunti anche dal Giappone e dall’ex URSS e rappresenta una stretta simbiosi tra arte, assetto urbanistico ed architettonico.

Una componente fondamentale dei dipinti è la rappresentazione figurativa dei mestieri e della storia che hanno contrassegnato il paese e la famiglia abitante quella casa.

Le frazioni di Masariè, Cibiana di Sotto e Pianezze ospitano altrettanti cicli di opere. L’iniziativa è nata nel 1980. (Fonte: Wikipedia).

Fonte Wikipedia.
2020 – Attrezzatura Nikon D750 con Sigma 24-105mm f/4 DG OS HSM Art, Nikon D7500
Sigma 10-20mm f/3.5 EX DC HSM.

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2020.5 Nane da Venesia

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Nane da Venesia (Giovanni, per i non Veneti) è un veneziano spesso presente in Piazza San Marco a Venezia. E’ un uomo piccolo di statura che trasmette voglia di vivere e di impressionare: si esibisce a richiesta cantando o simulando mosse di karate.
In Facebook ha tre pagine a lui dedicate, di queste due di Fan Club.
La gente di passaggio gli dà una moneta per un selfie, che lui dignitosamente non chiede,  e ride divertita dei suoi racconti.

Se pensate si tratti di dileggio od umiliazione state sbagliando.
E’ la capacità della comunità Veneziana di accogliere tutti, di dare senso di appartenenza anche a psesudo artisti, bohemiens o personaggi qualunque uniti dall’essere in possesso della giusta sensibilità del luogo. Un tesoro di umanità molto raro in questi anni.

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2020.5 Venezia a maggio

La magia di questa città sta nell’emozione che immancabilmente trasmette percorrendola e fotografandola. La luce straordinaria, i riflessi, la sorpresa appena dietro una calle o dentro il chiostro di un monastero; i bambini che giocano liberi a calcio in campo dei Gesuiti mentre la luce della sera scalda la città e piano piano diventa blu.
Ma di un blu che solo Venezia ha, e lo tiene per il commiato serale.
In questi giorni, senza la massa di turisti che arriva dall’estero, Venezia è una città che “respira”; non importa se i suoi abitanti e visitatori hanno invece il respiro controllato dalle mascherine. Va bene così.

2020 – Attrezzatura Nikon D750 Sigma 24-105mm f/4 DG OS HSM Art, Nikon D7500 Sigma 10-20mm f/3.5 EX DC HSM e Tamron 100-400mm f/4.5-6.3 Di VC USD.

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2020.5 Venezia d’inverno

Alcune immagini di Venezia scattate un mattina di gennaio di quest’anno.
In questa stagione conviene arrivare presto in città per utilizzare al meglio la luce radente invernale, la quale regala anche ottimi contrasti e silhouette.
Altre foto, scattate nella stessa giornata, sono pubblicate qui.
2020 – Attrezzatura Fujifilm X-T20 con obiettivo Samyang 12mm f/2.0 NCS, Nikon D7500 Tamron 100-400mm f/4.5-6.3 VC USD.

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2020.5 Laghi di Revine (TV)

I laghi di Revine Lago sono due specchi d’acqua della provincia di Treviso. Si trovano sul fondo della Vallata, divisi tra i comuni di Revine Lago e Tarzo.
Si tratta del lago di Santa Maria, ad est, e del lago di Lago (o di San Giorgio), ad ovest. I bacini sono separati da una zona paludosa di 200-300 metri e sono messi in comunicazione dal canale delle Barche. Attorno sorgono alcune borgate.
Il posto è incantevole per la possibilità di fare il bagno, muoversi in barca, prendere il sole, camminare tutto intorno per circa 15 km.
Attrezzatura: Nikon D750, Sigma 24-105 F4.

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2020.5 Christopher Herwig

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Il fotografo Christopher Herwig, del  quale c’è una scarsissima biografia come è ormai consuetudine per i fotografi professionisti, ha realizzato due libri interessanti sotto il profilo documentale.

Il primo, intitolato “Soviet Bus Stops”, è una raccolta di bizzarri manufatti presenti nell’ex U.R.S.S., spesso costruiti nel nulla e ad alto valore simbolico, in un contesto sociale dove gli abitanti dipendevano quasi esclusivamente dal trasporto pubblico.

Il secondo, intitolato “Soviet Metro Station” documenta invece  le stazioni della metropolitana sovietiche in cui si contaminano linguaggi architettonici eterogenei – dal bizantino al barocco fino al costruttivista – e appaiono una sorta di “lusso comune” nella corretta logica del comunismo sovietico.
“Per noi – racconta nelle sue memorie l’ex capo dell’Unione Sovietica Nikita Krusciov – c’era qualcosa di soprannaturale nella metropolitana”.

Link nell’articolo:
1- https://herwigphoto.com