2013.10 – Arte e dintorni

biennaleLa Biennale d’Arte di Venezia di quest’anno, la 55^ edizione, è stata – usando un eufemismo – una mostra sotto tono.
Poche novità ed invenzioni. Troppo intellettualismo. Patetiche ricerche minimalistiche “Contro la mercificazione dell’Arte (…)”. L’insieme ha prodotto pochissime emozioni.
“Il Palazzo Enciclopedico” così attraente come tema si è quindi frantumato in una miriade di schegge.
Per l’apprezzamento artistico dell’opera visiva o scultorea valgono, secondo me, gli stessi canoni delle altre arti: creare almeno curiosità, meglio attrazione ed interesse, magari emozione.
Se l’approccio crea indifferenza o un vuoto imbarazzato e costringe ad andare a leggere un’artefatta (e interessata) critica per etrapolarne qualcosa, allora non ci siamo proprio.
In alcuni passaggi “d’autore” è sembrata addirittura una ben organizzata presa per il culo.
Perdonatemi il termine, ma è un sostantivo efficace e crea emozione.
In conclusione questa Biennale è stata un pò figlia della crisi economica, vista anche la scarsità di allestimenti scenografici.
Pazienza. La prossima potrà essere sicuramente migliore.

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2013.3 – Da Botticelli a Matisse

Sono finalmente riuscito a visitare presso il Palazzo della Gran Guardia di Verona, il penultimo giorno di apertura (chiuderà domani 1 aprile 2013) questa mostra straordinaria, curata da Marco Goldin, intitolata “Da Botticelli a Matisse, volti e figure”. Genere figurativo, quattro aree diverse che hanno scandito anche cronologicamente un percorso pieno di dipinti di artisti eccezionali: da Tintoretto a Van Gogh, da Matisse a Picasso, dal Guercino a Rembrant.
Rimando al link verso Lineadombra per i contenuti e i dettagli.
Mi è piaciuto l’estrema qualità dei dipinti, provenienti da mezzo mondo, ma particolarmente il numero limitato che ne ha permesso una visione calma, attenta, ravvicinata. Pubblico giusto e colto. Che si vuole di più?

Foto: 2013, Verona, Corso Porta Nuova ©

2013.3 – Le Gallerie dell’Accademia di Venezia

Le Gallerie dell’Accademia di Venezia è un museo veneziano assolutamente da visitare, almeno una volta.
(Campo della Carità, Dorsoduro n. 1050 – 30100 Venezia).
Ma bisogna visitarlo senza fretta, passeggiando rilassati e soffermandosi più tempo possibile solo davanti a ciò che ci attrae veramente.
In tal senso è degna di nota la lezione di  Philippe Daverio nel suo libro “Il Museo Immaginato“, dove scrive: Come si guarda un quadro? Lo si guarda a lungo.”
Basta corse dentro i musei per posare lo sguardo solo 3 secondi su un dipinto, e poi correre al successivo, per imparare cosa? Per dire “L’ho visto!” Sciocchezza.

Fate così: perdetevi nelle varie sale, sedetevi davanti a “Il bacino di San Marco con San Giorgio e la Giudecca (Francesco Guardi) o la “Processione in Piazza San Marco (Gentile Bellini – 1496 circa – Tempera su tela cm 367,5×746)”
Respiratene l’atmosfera, valutate i colori, guardate minuziosamente i dettagli.
Poi potrete anche uscire dal Museo. Rinnovati.

Foto: 2013, Venezia, Le zattere ©

In evidenza

2013.3 – Viaggio attraverso la forma delle cose

Si tratta di un vero e proprio viaggio mentale attraverso la forma delle cose, realizzato mediante immagini raccolte in Internet.
Ci sono collegamenti logici e formali, ma quello che più mi ha colpito è l’assonanza delle forme, dove si parte ma non si sa dove si arriva; e, da lì, si potrebbe continuare ancora, e ancora.
Arte concettuale, ma non troppo: trovo sia un’interessante analisi della forma, delle sue mutazioni e di cìò che ne deriva.
Vi consiglio quindi la visione di questo Tumblr dell’artista statunitense Dina Kelberman.

Foto: 2007Vienna (AT) Simmering, Multiplex ©

2013.3 – L’arte non ha religione

Permettetemi un consiglio d’arte.
La chiesa di Santa Maria di Nazareth, o chiesa degli Scalzi, è in prossimità della stazione ferroviaria di Venezia Santa Lucia. In genere non ci si ferma mai a visitarla, per vari motivi: o si deve andare da qualche altra parte, o si deve tornare in fretta. Beh, fatelo. E’ una chiesa di una bellezza straordinaria ricca di marmi, decori, dipinti, statue, e di un organo monumentale. La foto, ammetto, è stata scattata senza autorizzazione.
Ma questa è divulgazione d’arte, senza fini di lucro, e qualche credente leggendo questo post lascerà anche un’offerta.
Per i dettagli leggete [ Wikipedia ]

2013.2 – Making worlds

2009-making_worldsQuest’opera d’arte vista, vissuta e fotografata alla Biennale di Venezia nel 2009 rappresenta, per me, un modello visivo del mondo e, per intromissione calcolata attraverso la fotografia, del rapporto uomo-donna.
Il modello reticolare ben si adatta anche alla rappresentazione del netwok [.net]


53. Biennale – Fare Mondi // Making Worlds
[Tomas Saraceno]
Tucuma, Argentina 1973, lives and works in Germany.
Saraceno’s interest in innovative architectural projects is part of the artist’s outgoing fascination with utopian theories.
His conception of what constitutes an architectural structure is admirably board and his new installation examines how the Black Widows’s gossamer filamentes are able to suspend extreme weights through the use of complex geometry.

Foto: 2009, Venezia – Biennale d’Arte  ©