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2020.5 Nane da Venesia

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Nane da Venesia (Giovanni, per i non Veneti) è un veneziano spesso presente in Piazza San Marco a Venezia. E’ un uomo piccolo di statura che trasmette voglia di vivere e di impressionare: si esibisce a richiesta cantando o simulando mosse di karate.
In Facebook ha tre pagine a lui dedicate, di queste due di Fan Club.
La gente di passaggio gli dà una moneta per un selfie, che lui dignitosamente non chiede,  e ride divertita dei suoi racconti.

Se pensate si tratti di dileggio od umiliazione state sbagliando.
E’ la capacità della comunità Veneziana di accogliere tutti, di dare senso di appartenenza anche a pseudo artisti, bohemiens o personaggi qualunque uniti dall’essere in possesso della giusta sensibilità del luogo.

L’identità, è bene ricordarlo, non nasce con noi: è qualcosa che gli altri ci riconoscono, altrimenti non siamo nulla. Quindi, un tesoro di umanità raro di questi anni.

2020.5 Laghi di Revine (TV)

I laghi di Revine Lago sono due specchi d’acqua della provincia di Treviso. Si trovano sul fondo della Vallata, divisi tra i comuni di Revine Lago e Tarzo.
Si tratta del lago di Santa Maria, ad est, e del lago di Lago (o di San Giorgio), ad ovest. I bacini sono separati da una zona paludosa di 200-300 metri e sono messi in comunicazione dal canale delle Barche. Attorno sorgono alcune borgate.
Il posto è incantevole per la possibilità di fare il bagno, muoversi in barca, prendere il sole, camminare tutto intorno per circa 15 km.

2020 – Laghi di Lago e Revine (TV)
Link: https://www.comune.revine-lago.tv.it/home/territorio/luoghi-naturalistici/laghi.html
Attrezzatura: Nikon D750, Sigma 24-105 F4.

2020.5 Christopher Herwig

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Il fotografo Christopher Herwig, del  quale c’è una scarsissima biografia come è ormai consuetudine per i fotografi professionisti, ha realizzato due libri interessanti sotto il profilo documentale.

Il primo, intitolato “Soviet Bus Stops”, è una raccolta di bizzarri manufatti presenti nell’ex U.R.S.S., spesso costruiti nel nulla e ad alto valore simbolico, in un contesto sociale dove gli abitanti dipendevano quasi esclusivamente dal trasporto pubblico.

Il secondo, intitolato “Soviet Metro Station” documenta invece  le stazioni della metropolitana sovietiche in cui si contaminano linguaggi architettonici eterogenei – dal bizantino al barocco fino al costruttivista – e appaiono una sorta di “lusso comune” nella corretta logica del comunismo sovietico.
“Per noi – racconta nelle sue memorie l’ex capo dell’Unione Sovietica Nikita Krusciov – c’era qualcosa di soprannaturale nella metropolitana”.

Link nell’articolo:
1- https://herwigphoto.com